Prede extra large: sparare o non sparare?

Come ogni anno anche questo inverno su vari social networks si verificherà la interminabile discussione della grossa spigola piena di uova…sparare o non sparare? Quale è la cosa giusta da fare? Si leggono molti commenti, molte teorie, ma poche di queste fondate su solide conoscenze scientifiche. Finalmente poi arriva la primavera, le catture di spigole si fanno sempre meno frequenti ed il discorso perde importanza…almeno fino all’inverno successivo.

Prima di tutto se analizziamo il problema in maniera oggettiva non esiste una ragione logica per cui proprio la cattura di una grossa spigola debba generare più scalpore di un altro pesce, magari un saragone pieno di uova sparato in una tana nel sottocosta, o una grande corvina  o dentice nel periodo primaverile…alla fine anche loro sono grandi e si stanno riproducendo! Lo stesso vale per altre specie che si trovano nel periodo riproduttivo e che per diverse ragioni sono molto più vulnerabili alla cattura. Oltre al fatto che un pesce di taglia extra large resta un efficace riproduttore anche dopo la stagione riproduttiva. Ma probabilmente il video della spigolona circondata da piccoli maschi che puntano il fucile è molto più teatrale. Questo articolo non si occuperà però della biologia riproduttiva delle nostre prede, ma analizzerà la questione della cattura di grossi esemplari da un punto di vista differente a cui pochi prestano attenzione: la selezione della taglia. Questo argomeno non è infatti limitato alla stagione riproduttiva ma è invece applicabile a tutte le catture extra large del pescatore in apnea (e della pesca in generale infatti quasi tutti gli attrezzi da pesca selezionano generalmente i pesci di taglia maggiore).

Come ben sappiamo la pesca in apnea è molto selettiva, ma proprio questa sua estrema selettività può giocare a sfavore del pescatore e della qualità delle sue uscite in mare nel futuro. Difatti la selezione delle prede di maggiori dimensioni pone alcune problematiche. La normativa impone dei limiti per le taglie minime di cattura ma non per le taglie massime, ad eccezione che in pochi casi come ad esempio l’halibut in Canada.

Molti studi  hanno dimostrato come la pesca (professionale o ricreativa) estremamente selettiva di individui di maggiori dimensioni possa portare scompensi alle dinamiche della popolazione stessa in pochissimo tempo. Uno di questi studi pubblicato nel 2015 sulla rivista Evolutionary Application [1] ha dimostrato che se da una popolazione vengono sistematicamente rimossi gli individui più grandi per sole 5 generazioni è possibile ridurre la taglia media o addirittura modificare il comportamento dei pesci rendendoli meno propensi al rischio (quindi meno suscettibili alla cattura). La cosa più interessante è che i cambi indotti dalla rimozione degli individui più grandi vengono tramandati e quindi rimangono presenti nella popolazione anche se la selezione viene fermata a testimonianza di una vera e propria “evoluzione indotta dalla pesca”. Catturare un pesce di taglia extra large è qualcosa che tutti desideriamo indipendentemente dalla specie e dall’epoca dell’anno. Le conoscenze scientifiche attuali suggeriscono che la pesca sistematica dei pesci di taglia maggiore riduce la taglia media della popolazione nelle future generazioni e rende i pesci meno propensi alla cattura. I motivi sono due.

Il primo è relazionato al fatto che la cattura sistematica degli individui più grandi seleziona gli individui che hanno un tasso di crescita maggiore (non tutti gli individui crescono alla stessa velocità), quindi la percentuale dei pesci che rimane in vita ha un tasso di crescita minore. Questo comporta che le future generazioni raggiungeranno una taglia minore a parità di età rispetto alle generazioni precedenti. Questo tipo di cambio, come evidenziato dagli esperimenti condotti in laboratorio da [1] può essere molto veloce (solo 5 generazioni sono sufficienti per vedere una riduzione della taglia media), ma in un contesto naturale il cambio è probabilmente molto più lento ma comunque tangibile durante la vita di un pescatore.

Il secondo è legato alla relazione che esiste tra la taglia di un pesce ed il suo comportamento. I pesci che raggiungono una taglia maggiore hanno molto probabilmente un tipo di comportamento che gli permette di ottenere più risorse alimentari (per esempio maggiore aggressività o maggiore propensità ad assumere rischi), quindi selezionando sistematicamente un tipo di taglia stiamo allo stesso tempo, senza volerlo, selezionando un tipo di comportamento.

Esauriti i due punti fondamentali dal punto di vista dell’ecologia dei pesci analizziamo la questione come pescatori.  A prima vista sembrerebbe proprio che la cosa migliore da fare sia smettere di pescare pesci di grossa taglia. Siamo persone che amano godersi il mare lontano dalle orde barbariche estive, soprattutto in inverno quando ad aspettarci come ricompensa potrebbe esserci proprio una bella spigolona. Abbiamo tutti i diritti per catturare un bel esemplare di spigola e di godere a pieno della nostra attività ricreativa. Inoltre una battuta di pesca ricreativa ha anche dei notevoli risvolti economici. Solo in europa la pesca ricreativa in mare genera circa 5.9 miliardi die euro ogni anno [2]. Se mettiamo insieme le due dimensioni, quella della spigola (ecologica) e quella del pescatore invernale (sociale), ne scaturisce un sistema socio-ecologico molto complesso con una serie di feedbacks reciproci. Il più interessante che abbiamo trattato in questo articolo è che catturare “sistematicamente” pesci di grandi dimensioni va contro il nostro interesse di pescatore per il semplice fatto che i pesci diventeranno più piccoli e meno propensi a farsi catturare (forse neanche li vedremo). Che tipo di comportamento potrebbe adottare il pescatore per limitare  i feedback negativi derivanti dalle sue azioni?

Per il momento il comportamento che ci sentiamo di suggerire è:

  • Non pescare mai nello stesso posto.
  • Se conosciamo un posto speciale per la pesca di una grossi esemplari di una specie (magari proprio durante il periodo riproduttivo) cerchiamo di gestirlo come se fosse una piccola riserva personale (potrebbe realmente esserlo). Una o due visite durante la stagione riproduttiva sono sufficienti per emozionarci con una bella cattura.
  • Non dedicarsi esclusivamente ad un singolo tipo di pesca, come ad esempio quello mirato alla spigola. Una volta catturati diversi esemplari durante la stagione di riproduzione sarebbe auspicabile dedicarci ad altre specie, magari cambiando tecnica/sito di pesca.
  • Rinunciare alla cattura di un grosso esemplare se ne abbiamo già catturato uno nella stessa zona oppure selezionare gli esemplari di medie dimensioni.

Ognuno di noi è ovviamente libero di avere la propria etica personale. Quello che conta veramente è essere consapevoli che le nostre azioni hanno un impatto, e che questo impatto ha dei feedback negativi sulla nostra stessa attività. Agire in maniera consapevole, potrà solamente aumentare la probabilità di continuare ad emozionarci quando andremo in mare.

In questo articolo ci siamo focalizzati sul potenziale impatto, non tascurabile, del pescatore in apnea. L’attuale omissione di un paragone con la pesca commericale deriva dal fatto che le catture della pesca professionale generano profitto tramite la loro vendita mentre le catture della pesca ricreativa generano emozioni per le quali siamo disposti a pagare. Questa abissale differenza fa si che la gestione dei due sistemi risponda a leggi totalmente differenti. Ci occuperemò di questa specifica differenza in uno dei prossimi articoli.

Per concludere auguriamo a tutti un felice Natale e se non sapete cosa regalare o regalarvi vi consigliamo il libro di Paul Quinnett intitolato “Darwin’s Bass: the evolutionary psychology of fishing man” (Il persico di Darwin: la psicologia evolutiva del pescatore) dove l’afferamto psicologo offre consigli clinici per una vita più lunga, più felice e più sana basati semplicemente su andare a pesca spesso ed in maniera più intensa possibile!!!

 

Un esempio da cui prendere spunto

Un articolo pubblicato alcuni anni fà (2003) sulla prestigiosissima rivista Nature intitolato: “Undesirable evolutionary consequences of trophy hunting” [3] ha dimostrato come nell’arco temporale di 30 anni la popolazione di pecore delle montagne rocciose (Ovis canadensis) ha subito una netta riduzione in peso corporale e taglia delle corna a causa della caccia estremamente selettiva. I cacciatori effettuavano una caccia mirata alle pecore di taglia maggiore e con le corna più grandi che venivano poi esibite come trofeo. Sia la taglia degli individui e la taglia delle corna si sono rivelati caratteri ereditabili e di elevata importanza nell’accoppiamento (i maschi utilizzano le corna in combattimenti per contendersi le migliori femmine). I risultati dello studio hanno dimostrato come questo tipo di caccia selettiva ha prodotto una popolazione di pecore più piccole e con corna ridotte e più leggere, quindi una popolazione che non attraeva più i cacciatori e di conseguenza il settore turistico dedicato a questo tipo di attività ha subito gravi danni economici. Questo esempio ha poco a che fare con la pesca, ma evidenzia come il sistema sociale (turismo o pesca) sia altamente e intimamente legato alla gestione dell’ecosistema.

[1] Uusi-Heikkilä, S., Whiteley, A. R., Kuparinen, A., Matsumura, S., Venturelli, P. A., Wolter, C., Slate, J., Primmer, C. R., Meinelt, T., Killen, S. S., et al. (2015). The evolutionary legacy of size-selective harvesting extends from genes to populations. Evol. Appl. 8, 597-620.

[2] Hyder, K., Weltersbach, M. S., Armstrong, M., Ferter, K., Townhill, B., Ahvonen, A., Arlinghaus, R., Baikov, A., Bellanger, M., Birzaks, J., et al. Recreational sea fishing in Europe in a global context—Participation rates, fishing effort, expenditure, and implications for monitoring and assessment. Fish Fish. (in press)

[3] Coltman, D. W., O’donoghue, P., Jorgenson, J. T., Hogg, J. T., Strobeck, C. & Festa-Bianchet, M. (2003). Undesirable evolutionary consequences of trophy hunting. Nature. 426, 655-658.