Intervista con Laura Pisano.

In occasione degli ultimi sviluppi a livello di politiche Europee, abbiamo deciso di chiedere cosa sta succedendo a Laura Pisano. Laura oltre ad avere uan passione smisurata per la pesca ricreativa ha anche una passione smisurata per la politica. Ha pensato bene di unire le due cose e c’è riuscita decisamente bene.

Ciao Laura, ci dici chi sei e cosa fai?

Ciao,  sono una donna che pratica pesca ricreativa sia in mare che in acque interne,  e che ha iniziato a porsi domande “scomode”  e ad interessarsi di politica di pesca circa 10 anni fa. Da allora è stato un crescendo: nel 2010, dato l’assordante silenzio delle associazioni nazionali di pesca sportiva e ricreativa italiane nel dibattito  europeo  sulla pesca, abbiamo fondato APR Alleanza Pescatori Ricreativi, divenendo praticamente  da subito membri della European Anglers Alliance (EAA), la associazione “ombrello” di pesca ricreativa  che, grazie ad un ufficio a Brussels, segue da vicino l’evolversi della politica della pesca europea. Il lavoro quotidiano, sempre a livello volontario svolto in collaborazione con la EAA, unita ad una personale inclinazione verso le questioni normative e il seme della passione politica mi ha portato in pochi anni ad avere un bagaglio culturale notevole per quanto concerne le tematiche relative la pesca marittima, quella ricreativa in particolare ma anche, seppur in modo più blando, quella commerciale. Oggi posso dire di avere una buona visione d’insieme. Sono segretaria di APR Alleanza Pescatori Ricreativi e dal 2011 sono delegata dalla EAA a rappresentarla nel MEDAC, l’organo consultivo europeo per il Mediterraneo, per tutto ciò che riguarda le politiche di pesca marittima della “sponda sud” europea. Nel  2017 sono stata nominata, insieme ad altri due rappresentanti della pesca commerciale, vicepresidente del MEDAC.  L’ufficio di presidenza del MEDAC si è ulteriormente allargato nel 2018, data la notevole mole di lavoro che stiamo affrontando,  con l’ingresso di due ulteriori vicepresidenti: uno proveniente dal settore di pesca commerciale e uno  proveniente dalle ONG ambientaliste,  questo in qualche modo mi permette di focalizzare maggiormente l’attenzione sulla pesca ricreativa. Dal 2018 sono anche membro del tavolo consultivo italiano nazionale per la pesca istituito dal MIPAAF con decreto, in rappresentanza del MEDAC.

Quali sono le cose più importanti che avete fatto negli ultimi anni per la pesca ricreativa in mare?

Ti rispondo in modo apparentemente  banale: “ci siamo stati con orgoglio e convinzione”. Fa sorridere forse, ma non è scontato. Dopo il nostro ingresso al MEDAC,  che è ad oggi la sede consultiva più importante per quanto concerne la pesca ricreativa marittima in Mediterraneo, altre associazioni ci hanno seguito: l’internazionale IFSUA, ad esempio, egregiamente rappresentata dal caro amico Oscar Sague, e l’italiana FIPSAS che, anche su nostra sollecitazione,  ha iniziato a partecipare attivamente alle riunioni, portando in dote il proprio peso numerico e la propria autorevolezza nel panorama italiano. La presenza di rappresentanti della pesca ricreativa, persone competenti, intellettualmente oneste e motivate  ha permesso, nei primi tempi di arginare input alla Commissione EU che favorissero la pesca commerciale a discapito di quella ricreativa, a seguire di mitigare il misunderstanding esistente e la diffidenza dei rappresentanti della pesca commerciale e della Commissione EU, fino ad arrivare alla scrittura di documenti relativi alla pesca ricreativa approvati dalla totalità dei membri del MEDAC, con l’appoggio quindi di pesca commerciale e ONG ambientaliste, e all’istituzione di un gruppo di lavoro permanente sulla pesca ricreativa in ambito MEDAC, un gruppo di lavoro coordinato da IFSUA che non nascondo essere diventato non solo credibile, ma anche autorevole e sopravvissuto ai tentativi di “chiusura per argomenti più urgenti”  grazie alla determinazione mia e di Oscar Sague. Il “viaggio” degli ultimi otto anni della pesca ricreativa europea – rappresentanti a Brussels e rappresentanti nei consigli consultivi – ha acceso la miccia per il cambiamento che si sta realizzando proprio in questi mesi e che speriamo possa andare a compimento con il pieno riconoscimento della pesca ricreativa nella prossima politica della pesca, riconoscimento che abbiamo perso “per un soffio” con la politica di pesca approvata nel 2013 quando il Consiglio Europeo ha bocciato l’inclusione della pesca ricreativa nella politica di pesca (Reg. CE 1380/2013). In altre parole, ciò a cui  abbiamo assistito, e a cui abbiamo lavorato in questi anni è la crescita di autostima del settore di pesca ricreativa  e al suo riconoscimento come portatore di interesse autorevole nelle politiche di gestione.

Ci racconti cosa è successo il 12 giugno nel Parlamento Europeo?

Il 12 giugno 2018 il Parlamento Europeo riunito a Strasburgo in Commissione Plenaria ha adottato, a larghissima maggioranza,  la Risoluzione proposta dall’europarlamentare Norica Nicolai  “State of play of recreational fisheries in EU” (Situazione della pesca ricreativa in Europa), risoluzione alla quale tutti i pescatori ricreativi europei, tramite i propri rappresentanti a Brussels, hanno fornito il proprio contributo. Una risoluzione non è un testo di legge, ma un così detto Initiative Report, non fa legge, ma costituisce la base per i futuri sviluppi di legge. Per la prima volta vengono riunite in un solo testo adottato dal Parlamento UE  tutte le cose che da anni i rappresentanti della pesca ricreativa coinvolti nella politica della pesca ripetono… una su tutte l’importanza di dare una chiara definizione di pesca ricreativa che la differenzi una volta per tutte dalla pesca di semi sussistenza, una delle principali “zone grigie” della pesca marittima e maggior imputato di attività di pesca “non riportata e non regolamentata” (IUU). Inoltre viene definito un quadro realistico del potenziale di sviluppo della pesca ricreativa, della sua importanza sociale (attività svolta da un grandissimo numero di cittadini dell’Unione), delle sue potenzialità e delle sue pecche, viene presentato un quadro di necessità di gestione informata e specifica sfatando il mito che possa essere gestita semplicemente ignorandola o utilizzando gli strumenti normalmente utilizzati per la gestione della pesca commerciale. E’ in un certo senso una fotografia della matassa di cui è necessario trovare il bandolo per iniziare a sbrogliarla e renderla un potenziale positivo nello sviluppo della Blue Economy di cui si fa un gran parlare.

Quali sono i cambiamenti più importanti da attendersi nel futuro della pesca ricreativa in mare?

Beh, i cambiamenti sono già in via di definizione con il procedimento legislativo relativo al nuovo regolamento sul controllo. Ci aspetteranno sicuramente maggiori restrizioni (licenza di pesca in mare, periodi/zone di divieto), ci verranno molto probabilmente richiesti almeno per alcune specie oltre il tonno e lo spada i dati di cattura, saremo oggetto di “indagine”, se siamo fortunati anche socio economica (e da anni lavoriamo per questo). Immagino che scritta così faccia venire l’orticaria a molti pescatori ricreativi, ma se vista da un certo punto di vista la pesca ricreativa rispettosa delle regole già oggi  non avrà poi molto da temere e ci guadagnerà in “voce in capitolo”, collaborazione con le istituzioni scientifiche,  maggiore disponibilità di risorse ittiche (oggi drasticamente ridotte) e politiche di sviluppo specifiche potendo contare – se riusciamo ad entrare nella prossima riforma della politica comune della pesca (PCP) – su fondi economici strutturali,  mentre per la pesca di sussistenza mascherata da pesca ricreativa o per i furbetti della domenica forse qualche  mal di pancia seguirà… Vorrei sottolineare che il nostro settore per ultimo sta subendo il “contrattacco” normativo, quindi il ruolo di vittima predestinata o capro espiatorio mal ci si addice, dobbiamo solo diventare bravi a dribblare gli eventuali tentativi di scelte politicamente scorrette e insensate nei nostri confronti, e negli ultimi anni ci siamo fatti, in Europa, le spalle più larghe in questo senso. La pesca, tutta, deve trovare la strada della sostenibilità. Il mare è grande, ma purtroppo le risorse ittiche non sono infinite e la politica della pesca deve trovare un equilibrio tra i fattori che l’affliggono, compresi quelli ambientali. La direzione è quella dei piani di gestione spazio temporali.  La differenza possiamo e dobbiamo farla anche noi. Essere protagonisti del cambiamento.