L’effetto della pesca in apnea sul comportamento dei pesci

Accade quasi ogni volta…facciamo snorkeling in un luogo affollato e all’improvviso un pesce enorme appare davanti a noi nuotando lentamente tra i bagnanti senza paura. È possibile che sappia che quelle persone non rappresentano un pericolo?

Come molti pescatori sanno già, i pesci sono in grado di discriminare se si sta maneggiando o no un fucile subacqueo. Questo è già noto anche nel mondo scientifico. Tuttavia, ci sono solo pochi casi in cui sono disponibili dati scientifici per capire quale sia veramente l’effetto della presenza di un fucile subacqueo sul comportamento dei pesci.

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica “ICES – Journal of Marine Science” ha quantificato la risposta comportamentale di cinque specie di pesci mediterranei in presenza sia di bagnanti con attrezzatura da snorkeling sia in presenza di pescatori subacquei. Il comportamento è stato misurato usando la distanza alla quale l’animale fugge dalla minaccia in avvicinamento, nota come FID (Flight Initiation Distance, ovvero distanza di inizio fuga). In questo caso la minaccia era rappresentata dall’uomo immerso. I ricercatori hanno simulato il bagnante (muta blu corta, pinne blu corte e nessun fucile subacqueo) e pescatori subacquei (lunga muta nera, pinne lunghe e fucile subacqueo) che si avvicinano al pesce dalla superficie in tre diverse aree del Mediterraneo. In ciascuna area le misure sono state ripetute all’interno e al di fuori delle aree marine protette (AMP). Inoltre, è stata valutata la dimensione del pesce per valutare se il comportamento del pesce di taglia fosse diverso da quello dei pesci più piccoli.

Per rendere più comprensibili i risultati riporteremo solo due delle specie studiate: il sarago maggiore (Diplodus sargus) e la salpa (Sarpa salpa). I risultati sono riportati nella figura seguente:

Prima di discutere i risultati ti invitiamo ad osservare con attenzione la figura. Come si legge la figura?

1) Ci sono due pannelli: quello sopra rappresenta le misurazioni relative alla specie S. salpa e quella sottostante è relativa a D. sargus.

2) Sulla destra puoi trovare la legenda relativa alle 4 linee che appaiono in ciascuno dei due pannelli:

– Snork-P (verde) rappresenta la misurazione effettuata da uno snorkeler all’interno delle AMP

– Spear-P (blu) rappresenta la misura effettuata da un pescatore subacqueo all’interno delle AMP

– Snork-NP (arancione) rappresenta la misurazione effettuata da uno snorkeler al di fuori delle AMP

– Spear-NP (rosso) rappresenta la misura effettuata da un pescatore subacqueo al di fuori delle AMP

3) Ora spostatevi nel secondo pannello (D. sargus) e osserva la linea rossa che rappresenta la FID (espressa in metri) in presenza di un pescatore all’esterno delle AMP. Se osservate la linea tratteggiata, si vede che un D. sargus di 15 cm fugge a circa 5 metri da un pescatore subacqueo. Tale distanza è il doppio (10 metri) quando il pesce è lungo 30 cm.

Come potete vedere, la fuga è sempre meno lontana quando ci spostiamo all’interno degli AMP e la minaccia è un bagnante. Allo stesso tempo, la FID in S. salpa è più breve di quella di D. sargus. Ciò suggerisce che i pesci regolano la loro distanza di fuga in base a tre fattori: la presenza di bagnanti o pescatori subacquei, il livello di pressione che ricevono dalla pesca subacquea e infine in base alle loro dimensioni.

Ora molti di voi probabilmente diranno: “ok, e adesso? Sapevo già che i pesci cambiano comportamento quando ho un fucile in mano “.

Altri potrebbero pensare: “ma se la pesca subacquea rende i pesci più timidi, avrà delle restrizioni e dei divieti ulteriori rispetto a tutti quelli che già ci sono?”

Prima di tutto questo studio spiega una piccola parte della complessità relativa all’interazione tra presenza umana e comportamento dei pesci, tuttavia (a nostro avviso) è importante per due ragioni principali:

1) Svela molte delle potenzialità della pesca subacquea nella comprensione delle interazioni predatore-preda e fornisce la base per studi futuri che mirano a comprendere l’adattamento ecologico ed evolutivo degli animali selvatici ai predatori umani.

2) La misura utilizzata per misurare il comportamento del pesce (FID) è un indicatore perfetto per misurare il livello di disturbo del pesce e può essere facilmente applicato a diversi contesti. Ad esempio, in altre parti del mondo è stato proposto di utilizzare la FID per gestire periodiche chiusure della pesca (Goetze et al., 2017). Ad esempio, nella barriera corallina delle isole Fiji è stato dimostrato che, dopo aver aperto una zona marina alla pesca, la FID dei pesci comunemente cacciati aumenta rapidamente. Al contrario, la biomassa del pesce non diminuisce così rapidamente, indicando un impatto più sul comportamento che sull’effettiva risorsa. Inoltre, la possibilità di utilizzare la FID per la gestione della chiusura periodica della pesca potrebbe essere una soluzione alternativa al divieto totale di pesca subacquea. I gestori dell’AMP potrebbero consentire la pesca subacquea in un’area specifica utilizzanso la FID come termometro per gestire chiusura ed apertura. Per esempio appena la FID del pesce aumenta oltre una soglia di sicurezza si potrebbe chiudere l’area alla pesca e riaprirla quando il comportamento del pesce non è completamente recuperato. Tuttavia ciò richiede studi pilota e un maggior livello di conoscenza prima di applicare le idee sviluppate nel presente studio alle diverse realtà locali nel Mar Mediterraneo. Ciò consentirebbe una gestione adattativa che, insieme ad altre misure, può preservare l’equilibrio ecologico degli stock ittici locali e, soprattutto, favorire i benefici sociali ed economici della pesca subacquea che andrebbero persi con un divieto totale. In effetti, la pesca subacquea è un’attività ricreativa popolare in Europa ed ha importanti radici storiche e sociali. Si stima che la pesca marittima ricreativa (pesca con l’amo e pesca in apnea) sia praticata da 8,7 milioni di europei con una spesa annuale di circa 5,9 miliardi di euro (Hyder et al., 2018). Una gestione efficace non è importante solo per preservare gli stock ittici ma anche per i benefici sociali ed economici associati a questa attività. In conclusione, lo studio presentato qui offre la base per l’implementazione di futuri esperimenti volti a comprendere la gestione sociale, economica ed ecologica più efficace della pesca subacquea.

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20 commenti

  1. Complimenti, devo dire che è tutto molto interessante. Trovo positivo che il nostro sport,abbia un impatto solo sul comportamento e non sulle risorse ittiche.Dal punto. di vista del pescatore subacqueo, credo che questa evoluzione porterà a migliorare le nostre capacità venatorie .grazie.

    1. admin dice:

      Grazie per il tuo commento Gerardo.
      Speriamo anche noi che ci sia un evoluzione positiva nel futuro.
      Ciao

  2. Oltre a elogiare l’iniziativa che ritengo di grande utilità, mi permetto di aggiungere una riflessione tecnica. Credo che tutti quei dati potrebbero cambiare molto anche in base all’atteggiamento tecnico del soggetto che tenta di avvicinarsi al pesce. Ovvero un ricercatore “bravo tecnicamente” spaventa molto meno un pesce qualunque esso sia. Se invece il ricercatore è poco esperto in materia di avvicinamento credo si abbia un risultato molto diverso e più penalizzante per la pesca in apnea. In altre parole, bisognerebbe che le misurazioni venissero fatte da uno snorkeler di medio livello e da un pescatore in apnea di medio livello.

    1. admin dice:

      Ciao Marco,

      grazie per il tuo commento, è un onore.
      Quello che dici è corretto, infatti stiamo lavorando ad un approccio metodologico che permette di misurare in maniera quantitativa il tipo di comportamento/atteggiamento del pescatore/bagnante. In questa maniera saremo in grado di misurare che effetto avrà muoversi in maniere differenti.
      Ciao

  3. Articolo molto interessante, che suggerisce molti spunti di riflessione: provo a sintetizzarli di seguito.

    1) Intanto sarebbe molto interessante comprendere come viene misurata la FID: ad occhio dal ricercatore? Con strumentazione dalla misura “oggettiva”? Naturalmente, una stima fatta ad occhio da un ricercatore potrebbe ( e sarà) diversa da una stima fatta da altri. A parte, ovviamente, non considerare che un ricercatore potrebbe avere una tecnica di avvicinamento più efficace di un’altro (cosa che diminuirebbe, naturalmente, la FID).

    2) Ma la baseline (la FID che dovrebbe presentare una data specie prima di aver appreso l’esistenza del pescatore con fucile) non può essere stimata se non lo stato “ad oggi” (che non terrebbe conto del grado di apprendimento “ad oggi” del pesce). Certo capisco che si ragioni in termini differenziali, ma l’attendibilità per un fenomeno che immagino non abbia caratteristiche lineari mi lascia perplesso.

    3) La FID mi sembra un parametro molto interessante il grado di “adattamento” del pesce al pescatore subacqueo. Da questo sarebbe facile inferire che la pescasub è una disciplina venatoria non ingannevole per il pesce:il pescatore subacqueo, che già si trova in ambiente non a lui abituale (se non ostile), va ad insidiare una preda che adattivamente si rende sempre più ostica alla cattura. Concetti che si dovrebbero tenere in conto nel valutare l’impatto del prelievo ittico attraverso la pescasub.

    4) Interessante l’idea di immaginarsi la FID come indice dell’impatto (questa volta inteso come alterazione del comportamento abituale del pesce) che ha il pescasub su un area delimitata quale ad esempio una AMP. Sorgono due domande:

    a) ma un pesce che aumenta la sua FID non diventa più difficile da insidiare? se la relazione tra la “sgamatura” del pesce e la difficoltà nella cattura fossero lineari in realtà non ci sarebbe pi la necessità di chiudere un’area AMP alla pescasub. O non sto considerando qualche altro aspetto?
    b) ma la baseline qual’è? la FID ad oggi o ad un arbitrario tempo 0?

    5)Curiosità personale: è stata mai stimata la FID rispetto ad una rete o ad una lenza?

    1. admin dice:

      Ciao Pietro,

      scusa per il ritardo nella risposta, ma ho avuto dei problemi tecnici con il sito.
      Credo di averti risposto già su Facebook, ma sono disposto a farlo di nuovo se lo ritieni necessario.
      Rimango a disposizione.
      Ciao

  4. Vinci Patrizio dice:

    Valerio buona sera.Si è vero ho notato anche io in diverse occasioni l’atteggiamento del pesce sia durante una battuta di pesca che in acqua libera. Se può esserti utile ho delle riprese effettuate a Civitavecchia. Ho dei video su dei saraghi, qualcuno sul kg che mi girano in torno tranquillamente aspettando che gli tirassi dei Ricci aperti. Le riprese le ho effettuate in una zona battutissima in piena estate e con la presenza di barche e bagnanti.

    1. admin dice:

      Ciao Patrizio,

      Il riccio aperto è micidiale. Grazie per l’offerta, la terrò presente!
      Ciao

  5. la tua ricerca o la vostra perche un documento cosi dettagliato lo puo fare solo un biologo pesca sub , bellissimo e cosi interessante è meraviglioso , ma come sai benissimo te ma anche lorenzo una cosa del genere avvalla in modo determinante la tesi voi non fate il danno predatorio ma compotamentale , con queste cose qui ci tengono fuori a ragione da ogni area marina protetta , non è il nostro prelievo a fare il danno , ma come dimostrate voi il cambiamento di comportamento del pesce , di tutti i pesci , essendo un area marina protetta un luogo di ripopolamento e soprattutto uno sfruttamento economico turistico dell area con utenti a pagamento , tutti vogliono vedere i pesci come 100 anni fa , questo vuol dire come è successo gia nella sentenza per l area marina della meloria che noi stiamo fuori , perche la nostra presenza determina in modo determinante o meglio modifica in modo determinante il comportamento del pesce , , in prima persona venni chiamato a cercare di compattare il popolo della pesca sub per fare il ricorso , lo feci le prime riunioni trovai io il posto la data tutto , poi da pochi diventammo tanti e la situazione scapo di mano fini in quello scritto sopra , non è il prelievo a tenere fuori il pescatore subacqueo ….ma la sua presenza che di fatto come dimostra in modo dettagliatissimo inequivocabile la vostra ricerca è incontestabile , mi si strincge il cuore a vedere e sentire chi si danna l anima per fare ricorsi su ricorsi per l aree marine protette che io so gia battaglie perse proprio per queste cose qui inattaccabili , in ogni caso uno studio meraviglioso complimenti veramente , sono a vostra disposizione se avete bisogno ho video e altro ancora . vado sempre avanti anche nella mia mediocrità studio a modo mio moltissimi comportamenti del pesce sia con il fucile sia in costume , questo video è girato con un arma speciale lunga oltre 2,85 cm nel video il fucile è carico mettici il braccio il mimetismo e altro ancora la mia testa è a oltre 3.50 dalla punta , vedi te se sono normali https://youtu.be/i9fR2m547N8

    1. admin dice:

      Ciao Massimo,
      tu sei anni luce avanti. dove sei te la scienza ci arriverà tra molti anni.
      Mi piacerebbe dimostrare alcune delle tue intuizioni a livello scientifico ma non è molto facile!!!
      Grazie per il tuo commento.
      Ciao

  6. Fabio Ciocci dice:

    Questi risultati confermano quello che ho potuto constatare in 45 anni pesca subacquea effettuata sempre nelle stesse zone, durante i quali ho potuto osservare l’impatto delle attività umane sui pesci.
    Molteplici i fattori, come sappiamo, che hanno depauperato il mare: troppe reti sempre in pesca, acque sempre più inquinate, massacri di pesci sotto taglia effettuati dai pescatori con la canna col bigattino ( spigole di 100 g. sopratutto ) e così via. Personalmente ho notato che ogni volta che uno dei miei posti magici iniziava ad essere frequentato anche da altri pescatori subacquei, la presenza del pesce diminuiva gradualmente fino a cessare o quasi; questo nelle zone di media – alta profondità.
    Nel sottocosta il discorso è diverso: ho notato una tendenza del pesce a concentrarsi nelle zone maggiormente frequentate dai bagnanti, come se avessero capito che lì godono di una sorta di ” immunità “: infatti, come è noto, se mi immergo tra i bagnanti in costume da bagno con la sola maschera e tubo, vedo pesci di ogni genere ed alcune specie , si fanno avvicinare fino quasi a toccarle o addirittura si avvicinano speranzose di fare un proficuo incontro.
    Tipiche le mormore che grufolano tra i piedi dei bagnanti che camminano smuovendo la sabbia, ma mi è capitato di vedere anche spigole e pesci serra gironzolare tra i bagnanti , tantissimi cefali e , nelle zone rocciose, anche saraghi ed orate: le salpe neanche le considero, visto che si fanno comunque avvicinare, consapevoli di non essere considerate prede appetibili dalla quasi totalità dei pescatori subacquei seri.
    Questo nel sud del Lazio, Sabaudia, Circeo, Terracina, Sperlonga ma anche ad Ostia, Anzio o Nettuno, zone piene di bagnanti.
    Poi nelle AMP il pesce è addirittura quasi indifferente alla nostra presenza, vedi Grotte di Tiberio, dove branchi di mormore giganti e di spigole miste ad orate, ti passano sotto tranquillamente in un metro e mezzo di acqua.
    Ho potuto osservare che già il nuoto con le pinne o l’indossare una muta corta crea un moderato allarme nei pesci, eppure sono sempre io col mio atteggiamento tranquillo, lento e non aggressivo.
    Provando ad entrare in acqua, magari all’alba, quando il pesce dovrebbe essere più tranquillo, negli stessi posti ma con attrezzatura completa e fucile, pur continuando con un atteggiamento calmo e fucile nascosto lungo il fianco, tutto cambia. Pesci spariti oppure estremamente diffidenti che si defilano rapidamente.
    Il bello è che se in acqua siamo in due, uno col fucile e pinne, e l’altro che sguazza a rana senza muta a 100 mt. di distanza da quello col fucile, quest’ultimo vede sempre molto più pesce di quello col fucile.
    Queste osservazioni mi hanno portato alle ovvie conclusioni che il pesce riconosce benissimo il pescatore subacqueo: e, notare bene, basta il semplice nuotare con l’attrezzatura da pesca, anche se non si tentano avvicinamenti minacciosi e non si hanno intenzioni offensive, per spaventare il pesce.
    Penso che, nonostante la mia età ( 62 ), riesco a prendere dei bei pesci grazie alla mia esperienza ed al mio atteggiamento sicuro e tranquillo che non da al pesce l’idea di subire un aggressione, come tanti giovani ben più prestanti atleticamente fanno per inesperienza, ma, tuttavia, la differenza di facilità di avvicinamento quando mi trasformo in inoffensivo snorkeler è macroscopica.
    Poi la mia esperienza ed acquaticità mi consentono di ottenere risultati superiori anche agli altri bagnanti e di vedere cose che gli altri non vedono.
    Da queste mie osservazioni si deduce che nei posti dove vanno solo i pescatori subacquei, ad una certa distanza dalla costa ed a discrete profondità, diciamo tra i 3 – 4 metri ed i 20, zone accessibili a quasi tutti , il pesce è veramente quasi sparito.
    Tra i bagnanti, davanti alle spiagge, se ne vede certamente di più, così come ad elevate profondità, oltre i 25 – 30 metri, zone riservate ad una elite di profondisti.
    Per cui concludo che il pesce, seppure nettamente decimato dalla pesca professionale, non è sparito del tutto: si è semplicemente allontanato dalle zone dove corre più pericoli o dove si trova male.
    Inoltre, confrontandomi con molti altri pescatori subacquei esperti, abbiamo notato come quando le correnti, in questi casi di solito sostenute, sospingono nelle zone di rocce buone, un tempo popolate da molto pesce ed ora quasi deserte, quella bellissima acqua blu intenso proveniente dal largo, ricca di meduse e limpida, spingendo via quell’acqua verdastra o peggio con sospensione giallina e fredda che ristagna sui fondali, come d’incanto ricompaiono i pesci e le vecchie tane si ripopolano.
    L’incanto dura finché durano quelle condizioni di corrente, indifferentemente da quante barche passino o quanti sub ci siano in acqua: come cambia la corrente e torna l’acqua brutta tutto finisce come per incanto, segno che la qualità dell’acqua gioca un ruolo determinante sulla presenza del pesce.

    1. admin dice:

      Grazie Fabio del tuo stupendo commento, si notano le svariate primavere passate in acqua,
      Ho letto tutto d’un fiato!!
      Ciao

  7. Matteo Casarotto dice:

    Molto interessante.. Speriamo che possa far cambiare in. Meglio le cose

    1. admin dice:

      Ciao Matteo,
      Lo speriamo anche noi!!!!
      Ciao

  8. Uccio dice:

    Onestamente senza uniformare il tipo di approccio (stessa persona, stesso modo di
    muoversi, stesso stato d’animo della persona, stesso periodo dell’anno, più misurazioni in momenti e giorni diversi) lo studio a mio avviso dice poco.
    I pesci sono animali e risentono di mille fattori.
    Ovviamente un riflesso condizionato può essere usato a scopri scientifici (Pavlov insegna) ma in natura sono veramente tanti i fattori in causa e prendere per veritieri dati ottenuti senza un’ottima standardizzazione può portare a conclusioni errate.

    Il mio parere

    1. admin dice:

      Ciao Uccio, grazie per il tuo commento!
      Ogni parere è ben accetto!
      Ciao

  9. Sergio Simone dice:

    Credo che la chiusura a rotazione di alcune aree sia il giusto compromesso per la salvaguardia della popolazione ittica ma la chiusura deve interessare anche il settore della pesca professionale. Così facendo sicuramente ci saranno dei benefici per tutti anche nel settore economico.

    1. admin dice:

      Ciao Sergio, anche secondo noi la rotazione è il miglior compromesso.
      Speriamo si inizino a fare degli esperimenti al riguardo!!!
      Ciao

  10. Dario Furgiuele dice:

    Lo studio è interessante. Sicuramente la pressione del pescatore in apnea altera il comportamento dei pesci, a mio avviso più su un principio di selezione naturale che per un principio apprenditivo (non è sicuro che i pesci apprendono e, inoltre, molte specie vivono troppo poco per trasmetterlo). Per esempio, se una popolazione di saraghi è composta da 80% elementi che si intanano se hanno paura e 20% che fugge, di fronte alla minaccia del pescasub, presto quelli che si intanano diminuiranno (perché muoiono di fiocina). La questione è complessa ma come tutte le materie scientifiche, ogni studio, apparentemente poco significante, contribuisce a comporre il mosaico della conoscenza che può illuminare le scelte generali delle popolazioni…. Il problema italiano è: chi, a livello governativo, è in grado di fare le giuste scelte? Vedo solo politici improvvisati e cacciatori di consenso: purtroppo, in questi casi, la scelta giusta difficilmente è anche quella più popolare…

    1. admin dice:

      Grazie Dario per il tuo commento. Come dici tu il dibattito scientifico è molto acceso sul fatto se e come la pesca (tutti i tipi di pesca) possano indurre un evoluzione sul comportamento e altri caratteri dei pesci.

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